Alcolock: cos’è, chi deve installarlo e quanto costa

L’alcolock è una delle novità più rilevanti introdotte dal nuovo Codice della Strada, entrato in vigore il 14 dicembre scorso.

Tuttavia le sue caratteristiche, le modalità di applicazione e la sua regolamentazione erano ancora in attesa di un decreto attuativo da inviare a Bruxelles entro il 18 giugno. In anticipo sui tempi, il governo ha trasmesso alla Commissione il testo definitivo che il Corriere della Sera ha visionato in anteprima.

Se il testo sarà confermato senza modifiche entro il 18 giugno, la legge potrebbe entrare in vigore già a luglio, rendendo obbligatoria l’installazione dell’alcolock per i conducenti sanzionati per guida in stato di ebbrezza.

Cos’è e come funziona l’alcolock
L’alcolock è un meccanismo di sicurezza progettato per impedire la guida in stato di ebbrezza. Questo dispositivo viene montato all’interno dell’auto, a lato del volante, (dal 1°luglio 2024 le auto di nuova immatricolazione devono essere predisposte all’installazione dell’alcolock) e richiede al conducente di effettuare un test del respiro prima di poter avviare il motore. Se il sistema rileva la presenza di alcol oltre una determinata soglia, blocca l’accensione del veicolo, evitando che il conducente possa mettersi alla guida.

Per chi vige l’obbligo di installazione
L’installazione dell’alcolock sarà obbligatoria per coloro che sono stati condannati in tribunale per guida in stato di ebbrezza con un tasso alcolemico superiore a 0,8 g/l. Dopo aver scontato la pena (diversa a seconda del tasso alcolemico riscontrato se inferiore o superiore a 1,5 g/l l’interessato non potrà mettersi alla guida con un tasso alcolemico inferiore a 0,5 g/l (fanno eccezione i neopatentati cui è sempre valido il divieto di assumere bevande alcoliche prima di guidare), ma dovrà installare a proprie spese l’alcolock e rispettare per un dato periodo di tempo (a seconda che sia stato fermato con un tasso alcolemico inferiore o superiore a 1,5 g/l) il divieto assoluto di bere alcol, pena sanzioni pesantissime moltiplicate di un terzo rispetto a quelle attuali.

Durata dell’obbligo:
– Due anni per chi viene sorpreso con un tasso compreso tra 0,8 e 1,5 g/l.
– Almeno tre anni per chi supera la soglia di 1,5 g/l (salvo decisioni più restrittive della commissione medica per il rinnovo della patente).

Installazione e manutenzione:
– Il dispositivo dovrà essere installato presso officine autorizzate e sottoposto a taratura periodica.
– I relativi documenti di omologazione dovranno essere sempre a bordo del veicolo e disponibili per i controlli delle forze dell’ordine.

Costi:
– Il costo stimato dell’installazione è di circa 2.000 euro.
– A questa cifra si aggiungeranno i costi dei boccagli monouso, della manutenzione e delle verifiche periodiche.
– Un possibile inconveniente è che, se il veicolo è condiviso con altri membri della famiglia, chiunque lo guidi dovrà sottoporsi al test, anche se non ha restrizioni di guida.

Trump annuncia dazi del 25 per cento sulle auto importate negli Usa

I dazi entreranno in vigore dal 2 aprile, il Presidente Trump “si aspetta di incassare tra 600 e 1000 miliardi di dollari in due anni”. L’Ue “deplora profondamente” i nuovi dazi ma “continuerà a cercare soluzioni negoziate”

Donald Trump ha annunciato l’introduzione, a partire dal 2 aprile, di dazi del 25 per cento su tutte le auto importate negli Usa. “È l’inizio del Giorno della Liberazione in America”, ha esultato il presidente americano, puntando il dito contro i “Paesi che fanno affari nel nostro Paese e che si prendono i nostri posti di lavoro e la nostra ricchezza”.

Dopo il primo round di dazi entrati in vigore il 12 marzo, per l’Ue arriva un’altra doccia fredda. Amara la reazione di von der Leyen, che in un comunicato ha “deplorato profondamente” la decisione di Trump, ribadendo che in definitiva “i dazi sono tasse, dannose per le imprese e peggiori per i consumatori, sia negli Stati Uniti che nell’Unione Europea”. La leader Ue ha confermato però un approccio cauto, già adottato con il rinvio delle prime contromisure europee – inizialmente previste dal primo aprile – a metà del prossimo mese: nessun annuncio roboante di risposte immediate, ma la volontà di “valutare” la stretta imposta da Trump “insieme ad altre misure che gli Stati Uniti stanno prendendo in considerazione nei prossimi giorni”.

Mentre i produttori europei si sono svegliati in caduta libera – Mercedes-Benz ha perso il 5,5 per cento, Porsche il 4,8, BMW il 4,2, Wolkswagen il 3,3, Stellantis addirittura il 6 per cento -, la Commissione europea ha comunque teso la mano verso Washington. O forse, a questo punto, sarebbe meglio dire che ha scelto di porgere l’altra guancia: “L’Ue continuerà a cercare soluzioni negoziate – ha affermato von der Leyen -, salvaguardando al contempo i propri interessi economici”.

Lo stesso Elon Musk, patron di Tesla e stretto consigliere di Trump, ha ammesso che la mossa avrà “effetti non trascurabili” sul prezzo dei pezzi di ricambio per le sue auto che provengono da altri paesi. Ma il presidente repubblicano è convinto che in questo modo le case automobilistiche sposteranno le loro produzioni negli Stati Uniti: “Ci aspettiamo di incassare tra 600 e 1000 miliardi di dollari in due anni”, ha dichiarato.

 

Autovelox: dietrofront sul decreto omologazioni

È durata poche ore la decisione del governo di mettere fine alla questione relativa all’omologazione degli autovelox.

Dopo avere trasmesso la scorsa settimana all’Unione Europea lo specifico schema di decreto (“Decreto ministeriale per l’omologazione del prototipo, la taratura e le verifiche periodiche di funzionalità dei dispositivi e sistemi per l’accertamento delle violazioni dei limiti massimi di velocità”), il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha bruscamente sospeso l’iter per ulteriori approfondimenti.

L’improvviso dietrofront sarebbe legato all’inopportunità di far entrare in vigore in estate un provvedimento che avrebbe costretto a spegnere, in attesa dell’omologazione, una buona parte degli strumenti attualmente in uso, compresi gli Autovelox fino al modello 106, i Tutor di prima e seconda generazione e tutti i Telelaser. Una spiegazione debole, visto che non era affatto scontato che il decreto sarebbe entrato in vigore subito dopo il termine della pubblica consultazione a cui è stato avviato e che avrebbe dovuto concludersi il 24 giugno prossimo. Al termine di questa fase, infatti, il governo avrebbe dovuto recepire eventuali indicazioni provenienti da Bruxelles in relazione alle osservazioni degli altri stati dell’Unione e di tutti i legittimi portatori di interessi in materia, ossia produttori, associazioni di consumatori e di vittime della strada. E comunque, pur in assenza di indicazioni, Roma sarebbe stata sovrana sulla data di entrata in vigore delle nuove norme, che avrebbero comunque potuto essere pubblicate sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica Italiana dopo l’estate.

Più probabile che il nodo da sciogliere sia, invece, quello relativo alla sanatoria che avrebbe automaticamente riguardato solo le apparecchiature approvate a partire dall’agosto 2017 e che, adesso, non pare così scontata.  il provvedimento è ancora consultabile e scaricabile da tutti i cittadini dell’Unione Europea dal Tris, il sistema di informazione pubblico sulle regolamentazioni tecniche della Ue. Sito su cui il decreto era stato pubblicato la mattina del 21 marzo scorso.

Carburanti: dal riordino delle accise un extragettito di 1,2 miliardi

Lo Stato otterrà un extragettito di 1,2 miliardi in cinque anni grazie al riordino delle accise: la tassa sul diesel salirà mentre quella sulla benzina scenderà in ugual misura, con il primo che viene venduto molto più dell’altra. Lo ha calcolato l’Unem (Unione energie per la mobilità) tenendo conto di numerosi fattori, fra cui la crescita dei consumi della verde, e le esenzioni all’incremento del gasolio per i settori trasporti e agricoltura. Il risultato è la differenza fra gli 1,93 miliardi derivanti dall’aumento sul diesel e gli 830 milioni persi per l’abbassamento delle aliquote sulla benzina. Al di là della matematica, il provvedimento stesso certifica l’incasso, parlando di “maggiori risorse derivanti dalle variazioni delle aliquote”.

Attualmente, l’accisa sulla benzina ammonta a 0,7284 euro/litro, contro 0,6174 del diesel. Il 13 marzo, il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al decreto legislativo che prevede l’allineamento in cinque anni delle due tasse, con una manovra di un centesimo o 1,5 centesimi al litro ciascun anno, per ridurre i sussidi ambientalmente dannosi. Grosso modo, il 50% delle risorse incassate in più finanzierà il rinnovo contrattuale degli autoferrotranvieri.

L’UE lancia il piano “salva-auto”

L’industria automobilistica europea, un pilastro dell’economia continentale con un fatturato di 1.000 miliardi di euro e 13 milioni di posti di lavoro diretti e indiretti, si trova ad affrontare una trasformazione strutturale senza precedenti che sta ridisegnando l’industria.

Per rispondere a queste sfide, la Commissione Europea ha presentato un ambizioso “Industrial Action Plan”, un Piano d’Azione per il settore automobilistico europeo, che mobiliterà circa 50 miliardi di euro per sostenere un settore fondamentale per l’economia continentale

Il piano d’azione arriva in un momento cruciale. La transizione verso la mobilità a zero emissioni sta accelerando: nel 2024, un’auto venduta su cinque a livello globale era elettrica. Parallelamente, la digitalizzazione sta rivoluzionando l’esperienza di guida, con software, intelligenza artificiale e connettività che diventano elementi sempre più centrali.

In questo contesto, l’industria europea si trova ad affrontare difficoltà significative: rischi nelle catene di approvvigionamento globali, dipendenza dalle importazioni di materie prime e batterie, concorrenza agguerrita di nuovi attori, soprattutto asiatici, e un contesto geopolitico sempre più volatile.

Il piano si articola in cinque pilastri fondamentali. Eccoli:

INNOVAZIONE E DIGITALIZZAZIONE
L’Europa punta a riconquistare la leadership tecnologica nel campo dei veicoli connessi, autonomi e alimentati da software e intelligenza artificiale. Per farlo, prevede la creazione di testbeds transfrontalieri su larga scala per la guida autonoma, un quadro normativo armonizzato a livello UE e il lancio dell’European Connected and Autonomous Vehicle Alliance, una piattaforma di collaborazione tra gli attori europei del settore.

Significativi investimenti in ricerca e sviluppo, tramite il programma Horizon Europe, saranno destinati alle batterie di prossima generazione, mentre misure specifiche saranno dedicate alla cybersicurezza dei veicoli connessi e all’accesso ai dati generati dai veicoli.

CLEAN MOBILITY
L’obiettivo è accelerare la transizione verso la mobilità a zero emissioni. La Commissione propone una maggiore flessibilità negli standard sulle emissioni di CO2 per auto e furgoni nel periodo 2025-2027, per dare respiro alle case automobilistiche.

Al contempo, si punta a incentivare la domanda di veicoli elettrici attraverso regimi di leasing sociale, a decarbonizzare le flotte aziendali e, soprattutto, a potenziare l’infrastruttura di ricarica, con un focus particolare sui veicoli pesanti e sulla ricarica intelligente e bidirezionale.

COMPETITIVITÀ
Un punto chiave del piano è il rafforzamento della competitività dell’industria europea nella produzione di batterie, un componente cruciale per i veicoli elettrici. Il pacchetto Battery Booster prevede sostegno finanziario, criteri di resilienza per gli investimenti e requisiti di contenuto europeo per le batterie. L’obiettivo è creare una solida catena del valore europea per le batterie, riducendo la dipendenza dalle importazioni. Si punta inoltre a garantire l’accesso a materie prime critiche e a promuovere l’economia circolare, con il riciclo di batterie e veicoli a fine vita.

COMPETENZE E DIMENSIONE SOCIALE
La transizione verso la mobilità elettrica e digitale avrà un impatto significativo sull’occupazione e sulle competenze richieste nel settore. Per gestire questo cambiamento, la Commissione propone l’istituzione di un Osservatorio Europeo per la Transizione Equa, modifiche ai regolamenti EGF (European Globalisation Fund) e ESF+ (European Social Fund Plus) per sostenere i lavoratori e il rafforzamento delle iniziative per lo sviluppo delle competenze, come il Pact for Skills e l’Automotive Skills Alliance.

ACCESSO AL MERCATO, CONCORRENZA LEALE E SICUREZZA ECONOMICA
L’ultimo pilastro del piano mira a garantire un contesto commerciale equo e sicuro per l’industria automobilistica europea. La Commissione intende perseguire accordi commerciali e partenariati internazionali, utilizzare strumenti di difesa commerciale per contrastare pratiche scorrette, definire condizioni per gli investimenti esteri in entrata nel settore e semplificare il quadro normativo.

Mercato auto: in Europa calo del -2,1% a gennaio. Male Stellantis a -16%

A gennaio in Europa Occidentale (Ue, Paesi Efta e Regno Unito) sono state immatricolate – secondo i dati dell’Acea, l’associazione dei costruttori europei – 995.271 auto, il 2,1 per cento in meno dello stesso mese del 2024.

Il calo è del 18,8 – segnala il Centro Studi Promotor – rispetto a gennaio 2019, mese precedente alla pandemia. Per il gruppo Stellantis, che ha venduto 154.079 auto, la flessione è del 16% e la quota di mercato è in calo dal 18% al 15,5%.

“Con le auto elettriche a batteria che hanno una quota di mercato pari solo al 15%, è’ chiaro che l’Europa ha ancora molto lavoro per uscire dalla stagnazione e raggiungere la quota di mercato del 25% necessaria per soddisfare le norme di conformità in materia di CO2 per il 2025”, afferma Sigrid de Vries, direttore generale dell’Acea.

Nessuno dei principali mercati europei – spiega il Centro Studi Promotor – è in buona salute. La situazione peggiore è quella della Francia, che in gennaio perde ben il 6,2% sullo stesso mese del 2024 e il 26,1% su gennaio 2019. Il più importante mercato dell’area, quello tedesco, registra un -2,8% su gennaio 2024 e -21,9% sullo stesso mese del 2019.

E il nostro paese? Male va anche l’Italia con cali rispettivamente del 5,8% e del 19,1%. La Spagna ha un modesto recupero in gennaio (+5,3%), ma un forte calo sui livelli ante-crisi (-22,7%). Il Regno Unito, in cui si stanno facendo grandi sforzi per imporre l’auto elettrica, accusa un calo del 2,5% su gennaio 2024 e del 13,5% sulla situazione ante-crisi.

Auto elettriche: istruttoria dell’Antitrust su Tesla, BYD, Stellantis e Volkswagen

L’Agcm (Garante della concorrenza e del mercato) ha aperto quattro istruttorie nei confronti di altrettanti costruttori: Tesla Italy s.r.l., BYD Industria Italia s.r.l., Stellantis Europe S.p.A. e Volkswagen Group Italia S.p.A. per “possibili pratiche commerciali scorrette” in relazione al Codice del consumo.

Autonomia e batterie: le istruttorie avviate dall’Agcm riguardano le “informazioni fornite ai consumatori sull’autonomia di percorrenza chilometrica dei veicoli elettrici, sulla perdita di capacità della batteria e sulle informazioni relative alle limitazioni di operabilità della garanzia convenzionale sulle batterie”. Nella fattispecie, si legge nella nota del Garante, sui siti internet delle case si leggono “informazioni generiche – e talvolta contraddittorie – sull’autonomia di percorrenza chilometrica dei veicoli elettrici commercializzati, senza chiarire quali siano i fattori che incidono sul chilometraggio massimo pubblicizzato e a quanto ammonti questa incidenza sul chilometraggio effettivo”.

Indagini in corso: sempre secondo il Garante, i costruttori avrebbero inoltre omesso di indicare al consumatore “in maniera chiara e completa le informazioni sulla perdita di capacità delle batterie che deriva dall’uso normale delle vetture” e pure le “condizioni/limitazioni applicate alla garanzia convenzionale sulle batterie”. Giovedì 20 febbraio, i funzionari dell’authority hanno svolto un’ispezione presso le sedi delle società coinvolte, insieme al Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza.

 

Non più solo auto elettriche dopo il 2035: potrebbero essere vendute anche le ibride

Secondo le anticipazioni del settimanale tedesco Der Spiegel, l’Europa sta valutando la possibilità di aprire il mercato anche alle auto ibride plug-in e alle elettriche dotate di range extender

 

La decisione sembrava irrevocabile, ma ora qualcosa potrebbe cambiare. Il dialogo strategico che l’Europa in questi giorni sta avendo con l’industria dell’auto ha aperto per la prima volta una nuova possibilità: dopo il 2035, anno che fino a ieri segnava il divieto tassativo di vendita di veicoli con motore benzina e diesel, i rappresentanti dell’Ue stanno valutando la possibilità di aprire il mercato anche alle auto ibride plug-in e alle elettriche dotate di range extender (veicoli elettrici con un piccolo motore ausiliario alimentato a benzina il cui solo scopo è quello di ricaricare la batteria senza dare trazione alle ruote).

Accordo informale raggiunto

A riportare la notizia il settimanale tedesco Der Spiegel, secondo il quale a Bruxelles sarebbe forte la tentazione di tenere aperto il mercato delle auto ibride ricaricabili anche dopo il 2035. Secondo diverse fonti il compromesso sarebbe già stato raggiunto in via informale e determinante sarebbe stata l’intermediazione di Eckart von Klaeden, già politico tedesco (ex ministro nel governo di Angela Merkel) e oggi curatore dei rapporti istituzionali di Mercedes-Benz: «Crediamo che la regolamentazione debba essere sempre aperta alla tecnologia, in modo tale da consentire l’autorizzazione di modelli ibridi plug-in e con il range extender perché si tratta di veicoli puliti», ha dichiarato von Klaeden. Una dichiarazione che pesa, soprattutto se si pensa che il Ceo di Mercedes-Benz, Ola Källenius, è dal 1° gennaio 2025 anche presidente dell’Acea, l’associazione dei costruttori automobilistici europei, la più titolata a fare pressioni sull’Unione Europea per cambiare le regole.

Il documento della Commissione

In un documento strategico dell’Ue intitolato “Competitiveness Compass”, la Commissione ha incluso esattamente la frase che l’industria aveva auspicato: “Nel contesto del dialogo troveremo soluzioni immediate per garantire la capacità dell’industria di investire, esaminando possibili flessibilità. Vogliamo garantire che il nostro settore rimanga competitivo senza abbassare l’ambizione complessiva degli obiettivi del 2025”. Inoltre, “raggiungere l’obiettivo di neutralità climatica per le auto entro il 2035 richiederà un approccio neutrale dal punto di vista tecnologico, in cui gli e-fuel svolgeranno un ruolo attraverso una modifica mirata al regolamento come parte della revisione pianificata”.

Studio Deloitte: Italiani orientati verso le auto termiche

Si accentua la tendenza degli italiani a preferire l’auto termica: lo conferma la Global Automotive Consumer Study 2025 di Deloitte, ricerca periodica su 31 mila consumatori in 30 Paesi, tra cui il nostro.

Quest’anno, il 32% dei connazionali comprerebbe una vettura a benzina o a gasolio (+2% rispetto al 2024 e +13% rispetto al 2023), mentre un altro 32% è orientato sull’ibrido (mild o full): in tutto, si sale al 64%. Il 13% acquisterebbe invece un’ibrida plug-in e il 9% un’elettrica. Il restante 14% è indeciso, o valuta altri tipi di motore. “Il costo elevato delle full electric prodotte dai costruttori europei continua a essere inaccessibile per un’ampia fascia” di potenziali acquirenti, spiega Franco Orsogna, Automotive Sector Leader di Deloitte. “Ciò riaccende l’interesse per auto a benzina, diesel e ibride”. Stando alla ricerca, la mobilità a corrente è frenata dall’inflazione e dal venir meno degli incentivi pubblici.

I dubbi sull’elettrico

Sempre per Deloitte, il 51% degli italiani che vogliono acquistare un’auto elettrica preferirebbe ricaricarla presso la propria abitazione, ma il 25% ritiene che l’installazione delle wallbox non sia fattibile. Inoltre, il 41% è preoccupato per l’autonomia della vettura, il 40% per il tempo di ricarica e il 36% per la mancanza di infrastrutture: a proposito di queste ultime, perplessità anche su facilità d’uso, sicurezza, accessibilità e numero di prese funzionanti (in effetti quasi il 20% delle colonnine è scollegato alla rete).

Assicurazione auto

Altri dati interessanti. Il prezzo (56%) è il primo elemento che si valuta quando si compra una vettura, seguito dalla qualità del prodotto (54%) e dalle sue caratteristiche (49%). Per il 55% dei consumatori, la nazionalità della Casa automobilistica non è rilevante. L’interazione dal vivo è ancora importante, così che si crei un rapporto di fiducia col venditore. Il 44% (+5 punti percentuali) valuta se acquistare l’assicurazione direttamente dal produttore: segno che si cercano soluzioni anti caro polizze. Elevata anche la percentuale (56%) di chi analizza garanzie basate sulle abitudini di guida. Il 66%, contro una media europea del 58%, è interessato a servizi di tracciamento antifurto.

Auto connesse

Il 50% degli intervistati mostra perplessità sui veicoli a guida autonoma, ma piacciono le funzionalità di connettività avanzate che garantiscono una maggiore sicurezza. Il 63%, a fronte di una media europea del 56%, pagherebbe per funzionalità extra di assistenza, mentre il 59% si dice favorevole a sistemi di rilevamento automatico di veicoli e pedoni.

Utilizzo

Infine, per la ricerca Deloitte il 49% degli italiani usa ogni giorno la propria auto, mentre il 37% è interessato alla “Mobility as a service” (record europeo): l’integrazione di molteplici servizi di trasporto pubblico e privato accessibili grazie a un canale digitale unico.

Veicoli commerciali: Il 2024 chiude in lieve crescita (+1,1%)

Il mercato italiano dei veicoli commerciali ha chiuso il 2024 con una lieve crescita dell’1,1%, registrando 198.630 immatricolazioni, poco oltre le 196.551 unità del 2023 (+5,3% sul 2019).

Tuttavia, l’anno si è caratterizzato da un andamento a due velocità: una forte crescita nei primi sette mesi (+15,4%, oltre 17.200 unità in più rispetto al 2023), seguita da un calo significativo negli ultimi cinque mesi (-17,8%, con una perdita di oltre 15.100 unità).

A dicembre, il mercato ha segnato la 5^ flessione consecutiva dell’anno, pari a -13,7%, con 15.300 immatricolazioni rispetto alle 17.722 dello stesso mese del 2023.

L’UNRAE stima per il 2025 una contrazione del mercato del 4% rispetto al 2024, con 190.000 immatricolazioni. Nonostante ciò, il dato rimane superiore alla media degli ultimi dieci anni, pari a 180.000 unità.

Nonostante un miglioramento nel mese di dicembre per i veicoli elettrici puri, con una quota salita al 2,7% rispetto all’1,5% dello stesso periodo dello scorso anno, il 2024 chiude all’1,9% del totale mercato, in calo rispetto al 3,1% del 2023.

 

l’infografica sulle immatricolazione dei veicoli commerciali

La struttura del mercato dell’intero anno 2024, con dati quasi definitivi, confrontata con lo stesso periodo 2023, presenta andamenti differenziati per i canali di vendita.

I privati chiudono l’anno con un lieve calo in volume e cedono appena 0,2 punti di quota, al 15,1%. Le autoimmatricolazioni perdono il 3% delle immatricolazioni e si fermano al 7,3% di quota, cedendo 0,3 punti.

Il noleggio a lungo termine perde 0,2 punti, scendendo al 31,2% del totale mercato, per la flessione soprattutto delle società Top, ma anche delle Captive. Il noleggio a breve termine conferma il 5,9% di quota, enti e società mantengono la prima posizione e, con una crescita superiore al mercato, guadagnano 0,7 punti di share, al 40,4%.

Sul fronte delle motorizzazioni, nel 2024 il diesel – unica motorizzazione in crescita – guadagna 3,3 punti di quota e sale all’83,7% del mercato. Il motore a benzina cede mezzo punto, fermandosi al 3,8%. Il Gpl scende al 2,7% (-0,4 p.p.), il metano si ferma allo 0,1% del totale, i veicoli plug-in scendono allo 0,2% di share. Come anticipato, in forte calo i veicoli BEV, che passano dal 3,1% di un anno fa all’1,9% attuale, mentre i veicoli ibridi perdono 0,9 punti e coprono il 7,5% del totale.

Di conseguenza, la CO2 media ponderata nell’intero 2024 cresce del 2,9% a 195,6 g/Km (rispetto ai 190,0 g/Km dello stesso periodo 2023).

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