L’UE lancia il piano “salva-auto”

L’industria automobilistica europea, un pilastro dell’economia continentale con un fatturato di 1.000 miliardi di euro e 13 milioni di posti di lavoro diretti e indiretti, si trova ad affrontare una trasformazione strutturale senza precedenti che sta ridisegnando l’industria.

Per rispondere a queste sfide, la Commissione Europea ha presentato un ambizioso “Industrial Action Plan”, un Piano d’Azione per il settore automobilistico europeo, che mobiliterà circa 50 miliardi di euro per sostenere un settore fondamentale per l’economia continentale

Il piano d’azione arriva in un momento cruciale. La transizione verso la mobilità a zero emissioni sta accelerando: nel 2024, un’auto venduta su cinque a livello globale era elettrica. Parallelamente, la digitalizzazione sta rivoluzionando l’esperienza di guida, con software, intelligenza artificiale e connettività che diventano elementi sempre più centrali.

In questo contesto, l’industria europea si trova ad affrontare difficoltà significative: rischi nelle catene di approvvigionamento globali, dipendenza dalle importazioni di materie prime e batterie, concorrenza agguerrita di nuovi attori, soprattutto asiatici, e un contesto geopolitico sempre più volatile.

Il piano si articola in cinque pilastri fondamentali. Eccoli:

INNOVAZIONE E DIGITALIZZAZIONE
L’Europa punta a riconquistare la leadership tecnologica nel campo dei veicoli connessi, autonomi e alimentati da software e intelligenza artificiale. Per farlo, prevede la creazione di testbeds transfrontalieri su larga scala per la guida autonoma, un quadro normativo armonizzato a livello UE e il lancio dell’European Connected and Autonomous Vehicle Alliance, una piattaforma di collaborazione tra gli attori europei del settore.

Significativi investimenti in ricerca e sviluppo, tramite il programma Horizon Europe, saranno destinati alle batterie di prossima generazione, mentre misure specifiche saranno dedicate alla cybersicurezza dei veicoli connessi e all’accesso ai dati generati dai veicoli.

CLEAN MOBILITY
L’obiettivo è accelerare la transizione verso la mobilità a zero emissioni. La Commissione propone una maggiore flessibilità negli standard sulle emissioni di CO2 per auto e furgoni nel periodo 2025-2027, per dare respiro alle case automobilistiche.

Al contempo, si punta a incentivare la domanda di veicoli elettrici attraverso regimi di leasing sociale, a decarbonizzare le flotte aziendali e, soprattutto, a potenziare l’infrastruttura di ricarica, con un focus particolare sui veicoli pesanti e sulla ricarica intelligente e bidirezionale.

COMPETITIVITÀ
Un punto chiave del piano è il rafforzamento della competitività dell’industria europea nella produzione di batterie, un componente cruciale per i veicoli elettrici. Il pacchetto Battery Booster prevede sostegno finanziario, criteri di resilienza per gli investimenti e requisiti di contenuto europeo per le batterie. L’obiettivo è creare una solida catena del valore europea per le batterie, riducendo la dipendenza dalle importazioni. Si punta inoltre a garantire l’accesso a materie prime critiche e a promuovere l’economia circolare, con il riciclo di batterie e veicoli a fine vita.

COMPETENZE E DIMENSIONE SOCIALE
La transizione verso la mobilità elettrica e digitale avrà un impatto significativo sull’occupazione e sulle competenze richieste nel settore. Per gestire questo cambiamento, la Commissione propone l’istituzione di un Osservatorio Europeo per la Transizione Equa, modifiche ai regolamenti EGF (European Globalisation Fund) e ESF+ (European Social Fund Plus) per sostenere i lavoratori e il rafforzamento delle iniziative per lo sviluppo delle competenze, come il Pact for Skills e l’Automotive Skills Alliance.

ACCESSO AL MERCATO, CONCORRENZA LEALE E SICUREZZA ECONOMICA
L’ultimo pilastro del piano mira a garantire un contesto commerciale equo e sicuro per l’industria automobilistica europea. La Commissione intende perseguire accordi commerciali e partenariati internazionali, utilizzare strumenti di difesa commerciale per contrastare pratiche scorrette, definire condizioni per gli investimenti esteri in entrata nel settore e semplificare il quadro normativo.

Tolti 4,6 miliardi al fondo automotive

L’Anfia lancia l’allarme sugli effetti di una misura inserita dal governo nella recente Legge di Bilancio: si tratta di un nuovo taglio apportato alla disponibilità del Fondo Automotive. Lo strumento è stato varato nel 2022 per rilanciare il comparto automotive grazie a una dotazione iniziale di 8,7 miliardi di euro, che quest’anno è stata già ridotta a circa 5,75 miliardi (750 milioni per il 2025 e 1 miliardo l’anno dal 2026 al 2030). Ora, Palazzo Chigi procede con un nuovo ridimensionamento per un ammontare di certo non esiguo. L’Anfia, infatti, esprime il suo “sconcerto” per la decisione dell’esecutivo “di decurtare di oltre 4,6 miliardi di euro il fondo automotive destinato all’adozione di misure a sostegno della riconversione della filiera”.

“Un fulmine a ciel sereno”. L’associazione ricorda quindi il contributo della filiera, sottolineando come l’automotive rappresenti “il principale settore manufatturiero italiano”, con oltre 270.000 addetti diretti e un fatturato di più 100 miliardi di euro, ma sia anche “l’unico a cui è richiesta una trasformazione obbligatoria epocale in pochi anni. Inoltre, come ben noto a tutte le istituzioni, le aziende italiane oltre alle sfide del Green Deal, stanno anche affrontando una conclamata crisi industriale a livello nazionale che, unita al forte calo dei volumi di mercato a livello europeo, sta mettendo seriamente a rischio la sopravvivenza di un’eccellenza italiana”. Per l’Anfia, il taglio previsto dalla Legge di Bilancio “è un’inaccettabile fulmine a ciel sereno che contraddice in maniera clamorosa l’importante attività che lo stesso governo sta svolgendo in Europa a favore del settore per migliorare la regolamentazione, e che annulla i mesi di intenso lavoro del Tavolo Sviluppo Automotive”. Infine, un avvertimento: “L’auspicio è di vedere fortemente ridotto il taglio nell’iter di approvazione della manovra in Parlamento: il caso contrario, questo tragico ridimensionamento delle risorse, segnerebbe una profonda frattura nella fin qui ottima collaborazione tra la filiera e il governo”.

L’allarme dei sindacati. Analogo avvertimento è stato lanciato dai sindacati dei metalmeccanici. Fim, Fiom e Uilm esprimono infatti “profonda preoccupazione e ferma contrarietà per la decisione del governo di tagliare al fondo automotive 4,6 miliardi di euro, pari all’80% delle risorse previste: in un momento in cui l’intero comparto automotive si trova in una fase di profonda trasformazione e crisi, risulta fondamentale un forte sostegno per garantire la competitività del settore, la difesa dell’occupazione e l’innovazione tecnologica, indispensabile per affrontare le sfide del futuro”, aggiungono i segretari generali Ferdinando Uliano, Michele De Palma e Rocco Palombella, sottolineando come la mobilitazione dello scorso 18 ottobre, “anziché trovare ascolto e una risposta positiva, è stata seguita da un provvedimento che va nella direzione opposta a quella auspicata, mettendo a rischio il futuro di migliaia di famiglie e la sopravvivenza di una filiera strategica per il Paese”. I tre segretari non chiedono solo un ripristino dei fondi, ma anche “un loro incremento, in linea con le necessità attuali e con quanto si dovrà ottenere anche a livello europeo, per sostenere una giusta transizione ecologica e occupazionale”. Per questo, le tre sigle chiedono “con urgenza una convocazione ufficiale da parte della Presidenza del Consiglio, con la partecipazione delle segreterie di Fim, Fiom e Uilm, dei vertici di Stellantis e delle aziende della componentistica, affinché si possa discutere insieme delle misure necessarie per salvaguardare l’industria automobilistica italiana e i suoi lavoratori”.

SULLE AUTO PESANO 71,6 MILIARDI DI TASSE

Sul nostro settore dell’automotive (auto, motoveicoli e professional) grava un peso fiscale complessivo di 71,6 miliardi di euro. Una cifra spaventosa che, tanto per dare un’idea, è più che doppia rispetto al gettito versato dalle imprese con l’Irap (30,4 miliardi di euro) e venti volte superiore a quanto hanno pagato fino l’anno scorso i proprietari di prima casa con la Tasi (3,5 miliardi di euro). Due imposte che sono state (Tasi) e continuano  ad essere (Irap) le più odiate dagli italiani.

 

 

Con questa analisi l’Ufficio studi della CGIA mette in luce l’eccessivo carico fiscale che grava su oltre 37 milioni di autovetture e 6,8 milioni di motoveicoli circolanti in Italia, arrivando a sostenere che la tassazione su questo settore ha raggiunto livelli non più sopportabili. Si pensi che dal 2009, anno peggiore di questa crisi, il prelievo fiscale è aumentato di 5,3 miliardi di euro (+8 per cento), sebbene ci sia stato un crollo delle vendite e gli italiani, a seguito della difficoltà economica registrata in questo periodo, abbiano circolato di meno.

 

 

Secondo l’elaborazione dell’Ufficio studi della CGIA su dati Anfia (Associazione nazionale filiera industria automobilistica), quasi l’82 per cento dei 71,6 miliardi di euro di tasse prelevate dall’automotive è riconducibile all’utilizzo del parco circolante,  il 9,5 per cento all’acquisto e l’8,5 per cento alla tassa di possesso.

 

 

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